Uno dei motti di Maria Montessori e del suo metodo educativo è:“Aiutami a fare da solo”.
Questa incredibile donna non si definiva educatrice, ma interprete dei bambini.
Già agli inizi del ‘900 aveva capito quanto fossero importanti l’ascolto dei bisogni naturali dei bambini e la libertà di sperimentazione diretta già dai primissimi mesi di vita.
Da quando sono rimasta incinta questa scuola di pensiero è diventata la mia fonte d’ispirazione e anche di crescita personale.
Come avvicinarsi al metodo Montessori
Sono tantissime le possibilità d’approccio al metodo Montessori: dai libri alle pagine web dedicate.
In base alla mia esperienza, vi consiglio un magnifico libro di Daniela Valente: Come liberare il potenziale del vostro bambino.
Il libro è molto interessante perché, oltre a spiegare i concetti base dell’approccio montessoriano, ci riporta degli esempi pratici di attività in linea con questi principi.
E ce li presenta suddivisi in base alle competenze acquisite dal bambino, dalla nascita ai due anni e mezzo.
Ed eccovi qui un breve riassunto dei punti fondamentali per lo sviluppo dell’autonomia dei bambini fin dalla primissima infanzia secondo il metodo Montessori.
1. Mamma, trattami con rispetto
Rispettare i nostri figli significa avere fiducia nel loro potenziale.
Nel loro essere nati con lo scopo o la missione di diventare adulti capaci di trovare il proprio posto nel mondo.
Secondo questo principio, quindi, per dimostrare di credere nelle loro capacità, il nostro ruolo di genitori non si può limitare all’insegnamento di cose.
Piuttosto ci potremmo definire come dei motivatori o sponsor, che li spronino fin da subito a scoprire le proprie competenze e li lascino liberi di trovare la strada giusta per raggiungere i propri obiettivi.
Senza intrometterci con insegnamenti imposti, ma dandogli gli strumenti giusti per avvicinarsi da soli alla soluzione.
Ma trattare con rispetto si riferisce anche alla valorizzazione per il proprio corpo e del proprio giudizio.
Il bambino deve sentirsi libero, fin da subito, di definire i limiti di contatto affettivo con l’adulto e con gli altri bambini.
Non imporre al bambino di essere toccato, abbracciato o baciato, senza che sia lui a richiederlo, lo aiuterà a capire che il corpo è suo e che solo lui può scegliere se e quando permettere agli altri di interagirvi.

2. Mamma, aiutami a fare da solo
Per un bambino, ogni gesto compiuto è un’occasione per imparare: dal gioco all’acquisizione di piccole competenze personali.
Ogni volta che un bambino prova a fare qualcosa da solo e l’adulto interviene al posto suo, gli viene rubata una possibilità d’apprendimento.
Questo avviene quotidianamente e molto spesso, purtroppo, lo facciamo senza accorgercene.
Quante volte abbiamo imboccato nostro figlio perché non mostrava più interesse alla cena? O lo abbiamo aiutato a vestirsi per accelerare i tempi d’uscita di casa? Quante volte abbiamo detto: “Lo fa la mamma che tu non ci riesci” o “Così facciamo prima”?
Tutte queste azioni minano all’autostima del bambino, alle sue conquiste d’autonomia e di presa di coscienza delle proprie possibilità.
Come genitori quindi non dovremmo mai sostituirci ai nostri figli nel compimento delle loro azioni. Dovremmo piuttosto rappresentare un supporto, un tutorial che gli spieghi come arrivare al raggiungimento del loro scopo.

3. Mamma, lasciami sperimentare
L’apprendimento nei bambini arriva attraverso la ripetizione. Per esempio, Nicolò passa mesi a voler leggere in modo ossessivo sempre lo stesso libro o si fissa a voler fare ogni giorno lo stesso gioco.
Anche se a volte può sembrarci noioso o inutile, non interrompiamo mai questi momenti di concentrazione durante il gioco, perché sono il modo dei bambini per fissare i concetti e per imparare cose nuove.
E l’apprendimento avviene anche attraverso l’osservazione dell’adulto o di altri bambini con competenze più sviluppate.
Il genitore è il primo esempio per il bambino: ogni volta che lo vedete compiere un gesto nuovo (anche quelli negativi!) ricordatevi che, anche se non è stata vostra intenzione, potrebbe averlo imparato osservando proprio voi.

4. Mamma, permettimi di scegliere
Fin da piccoli, libertà di scelta significa libertà d’espressione, acquisizione di sicurezza e fiducia nel proprio senso di giudizio.
Ovviamente deve trattarsi di una scelta adeguata alle proprie capacità: tra due/tre possibilità e riguardo azioni semplici e della loro quotidianità.
Il colore della maglietta, il gusto dello yogurt o il tipo di frutto da mangiare per merenda sono esempi di scelte semplici che non comportano una risposta giusta o sbagliata.
L’errore più grande che possiamo fare è di dare una possibilità di scelta troppo ampia e di dover poi negare la loro decisione perché assurda o fuori luogo.
In questo come genitori dobbiamo imparare ad essere semplici, schematici e precisi, per non mettere i nostro figli nella difficile posizione di aver preso una decisione errata.
Magari perché gli abbiamo dato un ventaglio di scelte troppo ampio o li abbiamo interpellati riguardo un argomento troppo vasto.

5. Mamma, spiegami le cose
Fin dalla nascita è giusto parlare e trattare i nostri figli da piccoli adulti, coscienti ed intelligenti. Abituandoci a dire sempre la verità, cercando di usare parole semplici e non fraintendibili.
La spiegazione che sostituisce l’imposizione, li aiuterà a capire ed accettare i nostri rifiuti o le nostre negazioni.
Dobbiamo impegnarci a sostituire il classico “Perché no!” o “Perché lo dice la mamma!” con un più empatico e sincero chiarimento delle nostre motivazioni.
Questo li aiuterà ad avere un maggiore rapporto di rispetto e fiducia nei nostri confronti, soprattutto in quelle fasi della loro crescita in cui inizieranno a sviluppare un proprio pensiero ed una propria identità.
In questi mesi stiamo vivendo la snervante Fase del Perché. Nicolò è una continua richiesta di spiegazioni per ogni mia affermazione: durante i semplici momenti di dialogo e soprattutto quando gli viene negato qualcosa.
Questo particolare e delicato momento della vita del bambino corrisponde ad una maggiore presa di coscienza dell’attorno. E rappresenta il suo modo d’incuriosirsi ed interrogarsi davanti ai meccanismi di ciò che lo circonda.
Per questo, a mio parere, è un momento molto importante del suo sviluppo che non va assolutamente sminuito o sottovalutato, ma assecondato con spiegazioni vere e precise.

Una bellissima poesia per concludere
“I vostri figli non sono figli vostri: sono figli e figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.“
I Vostri Figli – KAHLIL GIBRAN
Qual è il vostro approccio sul tema dell’autonomia nei bambini? Siete anche voi sostenitori del metodo Montessori? Raccontatecelo nei commenti.
Un altro pilastro della pedagogia gentile è Gianfranco Zavalloni. E questo articolo è dedicato al suo Decalogo dei Diritti Naturali dei Bambini e delle Bambine.







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